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Recensione

RECENSIONI E SEGNALAZIONI

Giovanni Solimine. L'Italia che legge. Roma-Bari: Laterza, 2010, 182 p. (Saggi tascabili; 347). ISBN: 9788842094432. EUR 12,00.

Il volume che Giovanni Solimine ha dedicato alla lettura e ai lettori nel nostro Paese è una sintesi efficace degli studi di settore pubblicati negli ultimi anni, dalle indagini multiscopo dell'Istat, ai rapporti del Censis, allo studio di Adolfo Morrone e Miria Savioli sulla lettura in Italia (Bibliografica, 2008), per citare solo i più significativi. Per questo motivo, almeno per gli addetti ai lavori, il fatto che nel nostro Paese la percentuale di lettori sia tra le più basse d'Europa è ormai un dato indiscutibile. Il libro non intende però solo confermare e limitarsi a interpretare i dati statistici sulla lettura o, ancora, commentare le caratteristiche degli scenari nostrani: la presenza in Italia di un buon numero di lettori forti e una maggioranza di non lettori o di lettori inconsapevoli o morbidi, cioè di coloro che, pur non dichiarandosi lettori, risultano aver letto alcuni generi di libri. Vuole sottoporre, e non solo all'attenzione degli operatori del libro e della lettura, alcune considerazioni e proposte, affinché si prenda coscienza della necessità di operare un cambiamento della nostra situazione e sostenere la fattibilità di possibili azioni concrete.


I dati sulla lettura in Italia, confermati anche dall'ultima indagine Istat, presentata a fine 2010 a Roma nel corso della Fiera della piccola e media editoria, sono rimasti sostanzialmente invariati negli ultimi quindici anni. Questo è anche una conseguenza del fatto che i processi di alfabetizzazione di massa da noi sono partiti più tardi che altrove; ciononostante, benché lettura e alfabetizzazione siano correlate fra loro e crescano di pari passo, ciò che in realtà rende l'Italia diversa da altri stati europei è l'assenza di una strategia nazionale di promozione della lettura: un progetto unitario, lontano oggi dall'essere anche solo avviato. Anche le pagine che Giovanni Solimine dedica al neonato Centro per il libro lasciano intuire una certa delusione rispetto alle aspettative che ne avevano accompagnato la fase di avvio e scarsa fiducia rispetto alla fattibilità di un intervento di rilevanza nazionale, almeno nel breve periodo.
Particolarmente ricca è la sezione del volume dedicata a sfatare alcuni luoghi comuni collegati al libro e alla lettura. Tra tutti, a titolo esemplificativo, sono da segnalare le pagine dedicate ad illustrare il rapporto fra libro cartaceo ed e-book e quello fra biblioteche e mercato del libro. La lettura approfondita che Solimine fa del rapporto fra i due concetti posti in relazione nei diversi casi presentati, mai impostato in chiave antitetica, è equilibrata e mai approssimativa.
Anche nelle pagine dedicate alle politiche di promozione, il ragionamento è sviluppato in modo tale da non mettere in evidenza alcuna contrapposizione fra politica dei servizi e politica degli eventi. L'Italia, sappiamo, è il paese d'Europa che conta il maggior numero di festival, per tale motivo non sempre "virtuosi", capaci cioè di radicarsi sul territorio e di svolgere un'azione continua e costante nel corso del tempo. Quel che serve, secondo l'Autore, non è abolire i festival, ma potenziare il lavoro di squadra, costruire reti territoriali forti e diversificate, coinvolgendo scuole, librerie, biblioteche, associazioni, perché la lettura diventi un fattore costante e non solo occasionale di sviluppo. Ciononostante, come dimostrano i casi felici di alcune realtà locali, sembra difficile superare la forza di alcuni territori e regioni e la debolezza di altre e conseguentemente il divario fra nord e sud del paese; anche da questo punto di vista, esso sembra destinato perciò ad acuirsi.


Pur non sottovalutando la gravità della situazione italiana, come conferma la natura della nostra dieta mediatica, più povera di quella di altri paesi, rimasta sostanzialmente stabile nel triennio 2006-2009 e rappresentata da un rapporto pressoché esclusivo con radio e tv, il lavoro di Giovanni Solimine conferma che quanto accade nel pianeta lettura è espressione di un profondo disagio culturale, di una crisi di sviluppo di più ampia portata; pur volendo mantenere uno sguardo positivo e fiducioso verso il futuro, resta per questo un libro amaro.
Ciononostante, molte sono le proposte poste a conclusione del volume: puntare "sul pubblico di mezzo", cioè su coloro che leggono da 4 a 11 libri l'anno e sui bambini fin da piccolissimi; collegare la promozione della lettura con le attività di formazione continua per adulti, come avviene negli Idea Store londinesi e come sta avvenendo anche in alcune biblioteche pubbliche italiane. Solimine ricorda la necessità di promuovere un'azione sistemica, che coinvolga diversi soggetti e operatori, non solo della filiera del libro, come auspicato dal Manifesto per la lettura, documento programmatico lanciato nel 2008 dal Forum del libro.

Per quanto concerne l'aggiornamento bibliografico dei cittadini, si propone di considerare la possibilità di detrarre dalla dichiarazione dei redditi le spese per acquisto libri e per abbonamenti a riviste, non solo per gli insegnanti, ma anche per altre categorie professionali; si propone anche che i meno abbienti possano aver accesso a prestiti d'onore per l'acquisto di pubblicazioni per i loro studi universitari. Infine, occorre rivedere le politiche di reperimento fondi per le biblioteche, esplorando nuove forme gestionali, che sappiano creare equilibri nuovi fra intervento pubblico ed intervento privato. Proposte, queste, che sembrano voler sopperire, con una buona dose di ottimismo, alla mancanza di quella politica nazionale di cui si è parlato in precedenza.

Il libro, come si evince dalle fonti e dalla bibliografia, restituisce in forma sintetica e divulgativa quanto contenuto nelle più significative indagini sulla lettura degli ultimi anni e ne interpreta i dati, volendo offrire alcune riflessioni di prospettiva. Vuole insieme presentare un identikit del lettore e del non-lettore, descrivendone le connotazioni che lo caratterizzano nell'immaginario collettivo. È consigliato non solo ad un pubblico di specialisti: a tutti offre alcuni approfondimenti sul perché nel nostro Paese la lettura non sia considerata un valore di riconosciuta utilità sociale.
Senza scivolare in un eccessivo pessimismo, non si intende nascondere il ritardo dell'Italia rispetto ad altri stati europei, parlando di lettura e cultura come bene comune, né tacere la grave e radicata mancanza di una visione politica strategica. Il libro ci consegna il dubbio che la distanza che ci separa dagli altri paesi difficilmente potrà essere colmata. Che sia ormai troppo tardi? Se pur ci fosse un dubbio in tal senso, il lavoro di Giovanni Solimine lascia molte strade aperte e con esse la speranza di una possibilità di cambiamento.

Cecilia Cognigni
Biblioteche civiche torinesi

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  • Referente: pro.ssa Adriana Gatti
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