Articolo 3 della Costituzione: una pietra miliare per l’uguaglianza

Asia Vignali - 2A

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Sappiamo innanzitutto di essere differenti nelle condizioni di partenza del nostro esistere umano e di avere capacità diseguali perché ognuno di noi ha diverse attitudini con le quali affronterà la propria vita. Anche in base alle condizioni e al contesto di nascita, alle diverse opportunità che la vita ci riserva o ci toglie, a volte non possiamo accedere alle stesse condizioni degli altri. Allora, siamo davvero uguali? Assolutamente no e non serve affermarlo perché ognuno di noi ha il proprio profilo originale e la sua creatività, ha un bagaglio esperienziale che va a influire nel percorso della propria vita. Nutriamo anche diversità di aspettative nei sogni circa il nostro futuro, la possibilità di fare scelte proprie e quindi diverse dagli altri, non sottomessi a mode e culture. E questo è vero, anche se ci sono diversi condizionamenti esterni alla nostra volontà, eventi straordinari e imprevisti che possono alterare il percorso che ci siamo proposti di intraprendere.  Ciò significa che l’uguaglianza tra le persone è basata sul valore della dignità che è propria di ciascuna persona; possiamo dire perciò che siamo tutti uguali nella nostra dignità, nella libertà delle nostre scelte, nell’esercizio dei nostri diritti/doveri.

Nel ventennio fascista vennero cancellati tutti i diritti fondamentali dell’uomo e si insinuò una parola terribile: razzismo. Il razzismo è stato, e lo è tuttora, una delle principali fonti di odio, di incomprensione, di violenza tra gli uomini. I razzisti credono che il gruppo al quale essi stessi appartengono sia “superiore” a tutti gli altri gruppi (ossia il più bello, il più forte, il più intelligente, e cosi via) e che il fatto di appartenere a tale “razza” possa giustificare il diritto di opprimere o di perseguitare coloro che essi considerano “inferiori”. Abbiamo studiato nella Storia che i nazisti della Germania hitleriana, per esempio, oltre a credere ciecamente nella superiorità del popolo tedesco, pensavano che quello ebraico fosse inferiore rispetto al loro. Secondo i nazisti l’individuo tedesco era il discendente puro della “perfetta” razza ariana. L’ebreo invece era esattamente il contrario, non degno di essere considerato una persona. Tutto ciò costò al mondo la più spaventosa delle tragedie che la storia umana ricordi. Il delirio nazista volle l’eliminazione totale del popolo ebraico dalla faccia della terra.

Sebbene oggi in moltissimi paesi del mondo si parli di società multiculturali e multirazziali in cui sarebbero garantite la libertà di espressione e la tutela dei diritti umani, di fatto questi obiettivi non sono ancora stati pienamente raggiunti proprio a causa di persistenti fenomeni di razzismo. In particolare nei paesi più ricchi il virus del razzismo trova un fertile terreno nella paura di perdere uno stato di vera o presunta agiatezza. E, allora, nelle menti si insinua lo strisciante egoismo che identifica, in chi è in qualche modo “diverso”, una minaccia, un nemico da contrastare. Lentamente si apre un solco sempre più ampio tra “noi” e “loro”. E il rischio della perdita del senso di solidarietà, di crescenti resistenze all’accoglimento della multiculturalità, non può che sfociare nella mancanza di rispetto per gli altri e, inevitabilmente, per i loro diritti.
E’ a questo punto che non dobbiamo mai dimenticare l’articolo 3,  uno dei “pilastri” della nostra civiltà, dei nostri inalienabili valori: “nessuna distinzione di sesso, di razza,  di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. La Costituzione è stata un passaggio importantissimo per la storia dell’Italia e per la dignità dei suoi cittadini, che uscivano in quegli anni da quello che fu uno dei periodi più bui per i diritti dell’umanità.