Eclettici tra 4 mura: il professore Amedeo Anelli

Un nome, una sicurezza. Tutti nella nostra scuola conoscono il professore Amedeo Anelli, uomo di infinita cultura e simpatia, ma in pochi sono a conoscenza di quanto sia eclettica la sua figura.
Nato a Santo Stefano Lodigiano, fin dall’infanzia il professore Anelli si è appassionato alla letteratura russa, leggendo, prima in opere tradotte e poi in lingua originale, le opere di Majakovskij.
Anelli capisce subito di essere portato per la poesia e decide di investire tutto il suo tempo per crearsi una solida formazione poetica, che già all’età di dodici anni gli permette di scrivere poesie quasi al pari degli autori che legge.
Diplomatosi come perito chimico nella nostra scuola, all’età di diciott’anni decide di intraprendere gli studi all’Università Statale di Milano, dove ha modo di conoscere e confrontarsi con alcuni dei massimi poeti italiani dell’epoca come Montale, Sereni, Giudici e Neri.
Oltre ad una formazione letteraria, il prof ne sviluppa contemporaneamente anche una scolastica, poiché in Italia il poco interesse verso la poesia costringe i letterati a svolgere un secondo lavoro. I suoi studi gli permettono di ottenere una cattedra come professore del laboratorio di fisica nel nostro istituto e quindi di garantirsi quella stabilità economica della quale ha bisogno per proseguire a coltivare il suo interesse primario: la poesia.
Nonostante gli ostacoli affrontati nella vita, da giovane il prof Anelli studiava oltre le dieci ore al giorno (studi che, anche se in quantità minore, porta avanti anche adesso) riuscendo così a diventare uno dei massimi esponenti internazionali nel suo genere poetico. I libri del professore Anelli (circa 14-15 all’anno), infatti, vengono tradotti in ben otto lingue straniere europee.
La ricchissima cultura del professore gli ha permesso, inoltre, di entrare a far parte di diverse organizzazioni letterarie italiane e mondiali, come l’Accademia delle Belle Arti di Perugia e il comitato internazionale delle rivista slovena “Poetikon”.

Se potesse tornare indietro negli anni, il professore Anelli dice che rifarebbe tutto, ma risparmiandosi forse qualche fatica di troppo in Italia, poiché l’interesse di noi italiani verso la poesia è davvero minimo.