Un albero

Immaginate delle macchine che purifichino l’aria trasformando l’anidride carbonica in ossigeno e che siano in grado di regolare la temperatura del pianeta.

Immaginate che queste macchine non abbiano bisogno di manutenzione e necessitino solo dell’energia del Sole e della Terra.

Immaginate che siano capaci di replicarsi autonomamente e che i loro prodotti di scarto non inquinino, ma siano alla base della catena alimentare di tutti gli esseri viventi.

Questi congegni cosi sofisticati esistono. Si chiamano ALBERI.

Ho utilizzato questa citazione presa dallo spettacolo teatrale a cui sono andato tempo fa chiamato “Botanica” di Stefano Mancuso per parlare del ruolo che hanno gli alberi, le foreste e tutto il regno vegetale sul pianeta e di come NOI pur non essendo niente in confronto al regno vegetale stiamo riuscendo a distruggerlo ad una velocità pari a 40 campi di calcio al minuto, e per quale motivo?

Probabilmente per ignoranza ed egoismo, cioè per soddisfare interessi di breve periodo senza pensare alle conseguenze che ne derivano…

Le piante, specie quelle di grandi dimensioni come gli alberi, sono protagoniste insostituibili in tutti e tre i processi: assorbono l’azoto dal terreno con le loro radici e lo trasformano in biomolecole, quali proteine e acidi nucleici; reintegrano l’ossigeno consumato nelle combustioni mediante la fotosintesi clorofilliana; convertono, sempre con la fotosintesi, l’anidride carbonica in sostanze alimentari per se stessi e per tutti gli animali.

Ma questo credo che lo sappiate già, quello che mi dispiace veramente e che l’uomo di oggi non si preoccupa neanche del domani e che metta prima il profitto delle persone, l’avidità prima del bisogno e le regole dell’oro prima delle regole d’oro.

Le grandi foreste hanno contribuito fino ad ora al contenimento del fenomeno, trasformando, come già detto prima, il biossido di carbonio in zuccheri e cellulosa.

Ma nonostante ciò l’evoluta creatura autonominatasi “homo sapiens”, spreca quasi tutta la sua “sapienza”, nel preparare un futuro poco allettante, violentando e uccidendo quel magnifico e complesso mondo vegetale che, generosamente e senza sosta, si adopera per difenderci e nutrirci.