L’indifferenza non salverà il mondo.

Cosa sono i campi di detenzione in Cina, dove i musulmani vengono torturati, costretti al lavoro forzato, a convertirsi e a bere alcolici?

Dopo la denuncia di una ragazza su TikTok si torna a parlare “della più grande incarcerazione di massa” dalla seconda guerra mondiale.
“Cercate cosa sta succedendo in Cina in questo momento. Stanno creando campi di detenzione, separano le famiglie, rapiscono i musulmani, li uccidono, li stuprano, li sottopongono a elettroshock e lavaggio del cervello, li costringono a mangiare maiale e bere, a convertirsi a un’altra religione e se non lo fanno li uccidono”.

A parlare è Feroza Aziz, una teenager americana che, usando la piattaforma video più popolare del momento ha denunciato la situazione di repressione in Cina ai danni della minoranza uiguri, nella provincia dello Xinjiang.

Una situazione in verità già ben nota alle Nazioni Unite, che però, dice Aziz, hanno fallito nel bloccare il genocidio. “Non possiamo permettere che accada ancora, non possiamo restare in silenzio mentre davanti ai nostri occhi avviene un altro olocausto”.

Secondo uno studio dell’istituto di ricerca di geopolitica Jamestown Foundation, i campi esistono dal 2014. Ma è dal 2017 che le leggi repressive si sono inasprite, secondo lo Uyghur Human Rights Project, un’organizzazione che difende i diritti della minoranza con sede a Washington.

Nel 2018 le polemiche sulla detenzione degli uiguri nei campi di concentramento in Cina e sulla natura di questi campi si sono intensificate. Il mondo intero ha iniziato a venire a conoscenza di una realtà fino ad allora tenuta nell’ombra grazie a un’inchiesta del quotidiano online Bitter Winter, dove venivano mostrati video all’interno di questi campi simili a prigioni.

La Cina parla di misure di rieducazione, che sono necessarie per prevenire la radicalizzazione e il terrorismo. Gli studiosi occidentali sostengono però che il presidente cinese Xi Jinping sia in verità allarmato da un’inaspettata rinascita religiosa nella regione (secondo alcune stime le autorità cinesi hanno internato nei lager circa un milione di uiguri)

I centri di detenzione nascono ufficialmente come “centri di formazione professionale volontaria” ma dei documenti trafugati e diffusi dalla stampa internazionale confermano la più grande incarcerazione di massa di una minoranza etnico-religiosa dalla seconda guerra mondiale. Documenti commentati dal governo cinese, ovviamente, come “fabbricazione di notizie false”

I detenuti guadagnano “crediti” per il processo di trasformazione ideologica e il rispetto della disciplina, ma anche se la “trasformazione culturale” è compiuta non sono autorizzati ad andarsene, ma vengono trasferiti in un altro livello dei campi dove “devono formarsi in ambito lavorativo”.

Siamo oramai alle porte del 2020, e cose di questo genere sono inaccettabili .
Ognuno deve sentirsi libero di professare la religione che ritiene più opportuna, senza la paura di essere rinchiuso in “campi di rieducazione”.
Bisogna riuscire a dar voce a persone che non ne hanno.

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