Lettera aperta alla redazione del giornalino

Ciao.

Ho pensato molto su come iniziare questa lettera aperta dedicata a voi, ma, non mi è venuto in mente nulla di meglio.

Un semplice saluto informale, come quello che ci scambiavamo nei corridoi; come quando ci vedevamo alle riunioni, o, come quando, in questi ultimi mesi, entravamo nella stanza di Meet.

Sono già due anni da quando abbiamo iniziato questo fantastico progetto.

Ancora, ricordo, le prime riunioni nelle quali, non conoscendoci così bene, raramente parlavamo liberamente tra di noi.

Rammento, come fosse ieri, le difficoltà che avevate usare il nostro sito e i primi problemi tecnici.

Ancora oggi rido, rievocando nella mente, quella volta in cui, girando per la scuola, abbiamo attaccato i manifesti per sponsorizzare il giornalino.

Ricordo le prime riunioni nelle quali nacquero delle rubriche che, ancora oggi, continuano a essere pubblicate costantemente.

E come scordarsi della prima estate nella quale abbiamo istituito i primi due concorsi della storia del giornalino: quello fotografico e quello letterario.

Ed un anno era passato, ci eravamo divertiti e ci facevamo la guerra “al sun di visual” ma eravamo un piccolo gruppo di amici che lo faceva solo per il gusto di farlo.

E solo dopo tre mesi di vacanza eravamo già pronti per iniziare, un nuovo anno, nuovi articoli, ma, soprattutto, nuovi membri.

E come dimenticarci di questi ultimi: principalmente studenti di prima/seconda che hanno portato una, dolce e fresca, ventata d’aria nuova nella nostra piccola comunità.

Da un piccolo gruppo di 6/7 persone siamo passati ad un gruppo di ben 23 (circa) alunni.

Nonostante questo, però, non si è svolto tutto in serenità: corse dell’ultimo minuto per scrivere a mezzanotte del giorno prima gli articoli per il giorno seguente; problemi molto gravi, in alcuni casi, anche al sito, ma, soprattutto, la nostra incapacità di gestire in breve tempo un così grande ammasso di iscritti.

Non voglio in alcun modo criticare: esiste un detto “non piangere sul latte versato”.

Ogni momento che ho trascorso con voi è “salvato” nel mio “hard disk” chiamato cervello, per usare delle analogie al mio campo.

In questi due anni, per chi c’è da più tempo, abbiamo riso, scherzato e ci siamo divertiti.

Abbiamo preso posizione con la questione dell’ambiente passando da un’uscita a settimana a due uscite settimanali.

All’inizio abbiamo faticato e non poco, in 6 persone, dovevamo mantenere un minimo di 8 articoli a settimana, rammento che non è stato facile.

Voi che scrivevate come forsennati, la prof che controllava anche a mezzanotte e io che, durante le lezioni in alcuni casi, guardavo se aveste impostato correttamente l’articolo sulla piattaforma.

Poi siamo diventati 23 e pensavamo che le cose fossero migliorate, invece, sotto certi punti di vista, erano peggiorate.

Nonostante ciò, con l’emergenza COVID, siamo stati in grado di gestire la situazione velocemente e passare da sole due uscite a settimana, ad un’uscita al giorno.

Ovviamente non va assolutamente dimenticata la WEB Radio che, con molti problemi, siamo riusciti a trasformarla da puro progetto a realtà.

Sicuramente ho tralasciato tantissime situazioni degne di nota, come quella volta nella quale abbiamo discusso di usare i soldi del budget per passare sotto un sito indipendente, ma, se dovessi elencarle tutte non finiremmo più.

E ora, a quattro mesi circa dall’inizio del lockdown (contando la zona rossa), inizio a vedere la fine del tunnel, quella fine che, per voi, è solo una pausa ma che per me, e per tutti gli studenti di quinta, è la fine di un momento importante della nostra vita.

Cosa farai dopo? Vai a lavorare? Vai all’università? A quale università vuoi andare?

Inizialmente le risposte a queste domande erano vuote, date per darle, ma ora, inizio a sentirne il peso e, francamente, un po’ sto iniziando ad averne paura.

Ma la sensazione più forte che provo, ancor più della paura per l’esame o per il futuro, è la malinconia.

Pensare che tra qualche settimana, al massimo un mese, non potrò più partecipare alle riunioni, non potrò più ridere e sparlare con voi di quello che succede, non potrò più scherzare con la prof o prendere in giro Mattia o Andrea mi lascia un profondo vuoto nel cuore.

Ammeto che, più volte, sono arrivato a pensare di buttare via l’anno pur di passare ancora un anno assieme a voi ma non è possibile.

“Occupare” il posto per qualcun altro, più geniale, più furbo ed intelligente è una cosa che nessuno dovrebbe fare solo per avarizia.

Fermarsi di proposito sarebbe come rinnegare gli anni passati assieme o sarebbe come dire che ho dei rimpianti.

O meglio di rimpianti ne ho, per come la vedo io, avere qualche rimpianto non vuol dire avere vissuto la vita appieno, ma, vuol dire aver provato a considerare tutte le opportunità.

Certo, esistono due tipi di rimpianti diversi: quelli che si hanno quando si rinnega ciò che si è fatto e quelli che si hanno quando si pensa a cosa sarebbe successo se si avesse fatto un’altra scelta.

Io? Io rientro nella seconda categoria, non ho mai voluto cambiare un singolo momento o una singola decisione di quello che è successo mentre eravamo nel gruppo del giornalino.

O meglio, due cose avrei voluto cambiare: avrei voluto poter partecipare alla foto del giornalino, ma, soprattutto, avrei voluto poterci essere nell’ultima riunione su Meet, avrei voluto potervi salutare guardandovi, seppur tramite webcam, negli occhi, ringraziarvi di essere stati pazienti con me e con il mio carattere ma soprattutto complimentarmi.

Si, esatto, complimentarmi: è grazie a voi che il giornalino è arrivato nei primi posti della classifica dei giornalini scolatici.

Nel messaggio WhatsApp, la prof, mi ha fatto i complimenti per il sito, ma, la verità, è che un contenitore bello ma vuoto fa molta meno scena di un contenitore spoglio ma pieno di gemme preziose.

Lo so, lo so: questa frase da damerino me la potevo risparmiare, no? Be’… no. Questo è parte del mio carattere, la persona quasi sempre allegra e sorridente che scherza e si arrabbia di rado è solo il “guscio” che uso per “ritagliarmi” uno spazio nella società.

Da che ho memoria, dalle medie, raramente ho mostrato la totalità della mia personalità.

Ma con voi mi sono aperto: ho riso di gusto, mi sono sentito triste in alcuni momenti e mi sono arrabbiato seriamente.

Il vostro è uno tra i pochi gruppi nel quale mi sono aperto veramente, nel quale mi sono sentito accettato per come sono realmente.

In questi Vent’anni di vita sono stato triste, ho pianto per disperazione ma mai per gioia, eppure, se ripenso a quell’aula che nei primi tre mesi di scuola ci ha accompagnato, se ripenso a voi che chiacchierate mangiando una pizza non riesco a smettere di lacrimare sorridendo e ripensare ai bei momenti passati assieme.

Credo che sia giunto il momento di chiudere questa lettera (il contatore delle parole di Word mi segna, circa, 1000 parole fino ad ora).

È stata una bella esperienza, che mi ha cambiato, che mi ha fatto apprezzare il fatto di avere degli amici leali e seri.

Ringrazio tutti voi: ringrazio Andrea Alloisio per aver ricoperto il ruolo di mediatore con la preside per soddisfare alcune nostre richieste; ringrazio Mattia Ghirardelli che mi ha sopportato e che ha scherzato con me; ringrazio Elena Paolucci che mi ha dato man forte in molti degli articoli che ho scritto; ringrazio Asia Vignali e Valeri(i)a Vakhrusheva per le loro idee geniali e la loro costante allegria; ringrazio Andrea Monico per il suo impegno di subentrare al mio posto dall’anno prossimo, e, per finire, ringrazio la professoressa Elena Bruschi che ci ha sempre supportato partecipando agli scherzi e cercando di renderci delle persone migliori.

Un ringraziamento speciale va’ al professor Tascone e  a Damiano che, pur non essendo del giornalino, hanno “stretto i denti”, e mi hanno ascoltato, tutte le volte che mi presentavo, all’improvviso, davanti a loro per chiedere aiuto per il sito.

Ringrazio anche tutte quelle persone che non ho citato, ma, che hanno contribuito in maniera diretta (o indiretta) al giornalino, che per motivi di spazio e tempo non posso citare.

Il viaggio, da quel pomeriggio di due anni fa in cui ci siamo trovati per la prima volta, è stato lungo e bello, ma, proprio come ogni cosa bella è giunto al termine.

Spero di rivedervi qualche volta, magari, davanti ad una bella pizza e concludere il pranzo (o la cena) con un dolce proprio come durante le nostre riunioni.

Poterò per sempre una parte di questi ricordi nel cuore.

Vi voglio bene.

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