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Venezia: come una gondola alla deriva.

L’acqua alta ha spinto Venezia, come una gondola alla deriva, «a un soffio dall’Apocalisse».
Martedì 12, durante la notte, l’acqua ha toccato il record di 187 centimetri (secondo solo al picco di 194 centimetri del 1966) e che mercoledì 13 ha sfiorato i 145 centimetri, ha trasformato la laguna in mare, che con le sue onde ha invaso, campi e piazze.
Il premier, nella città devastata, parla di “danni per ora non quantificabili” e dice “Con il Cdm di oggi adotteremo il decreto che dichiara lo stato di emergenza”.

«A un pelo dal disastro» secondo il procuratore di San Marco: Pierpaolo Campostrini, la Basilica coi suoi tesori, i marmi, i mosaici policromi: «Superato il metro e 65 l’acqua è entrata e rompendo le finestre ha allagato la cripta».
Vaporetti accartocciati, barche scaraventate a riva, case, negozi e alberghi sott’acqua, con i vigili del fuoco impegnati in oltre 400 interventi, ovunque uno scenario di guerra.

La violenta ondata di maltempo ha causato una vittima: un anziano di 78 anni, che nel tentativo di far riavviare le elettropompe della sua abitazione sull’isola di Pellestrina (dove un altro uomo è stato trovato morto nella sua casa, probabilmente per cause naturali) è rimasto fulminato.

In questi giorni l’acqua ha liberato le vie e le Piazze di Venezia.
Cittadini, volontari, studenti e vigili del fuoco, hanno contribuito a riordinare la città, riportando tutto al suo stato originale, anche se i danni dell’acqua salata, che non sono immediatamente visibili, con il tempo si paleseranno perché il sale presente nell’acqua marina si infiltra delle porosità dei materiali (mattoni, malte,, marmi, intonaci ecc.) e quando il clima è più secco il sale cristallizza, aumentando di volume e diventando un elemento disgregante all’interno delle porosità dei materiali.